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	<title>indicatori - AAC Consulting | Consulenza e formazione per accrescere il tuo business</title>
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		<title>ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO E L&#8217;ARTICOLO 2086 DEL CODICE CIVILE, CIOÈ?</title>
		<link>https://www.aac-consulting.it/adeguato-assetto-organizzativo-e-larticolo-2086-del-codice-civile-cioe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[AAC Consulting]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 08:34:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Qualità d'impresa e lean philosophy]]></category>
		<category><![CDATA[indicatori]]></category>
		<category><![CDATA[ISO9001:2015]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le novità introdotte nell&#8217;ultima manovra introducono <strong>strumenti per la rilevazione e il superamento della crisi</strong> al fine di <strong>recuperare la continuità aziendale</strong>.</p>
<p><strong><em>“… è dovere dell’imprenditore istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni d’impresa…”.</em></strong></p>
<p>Al di là della correttezza o meno del legiferare su questa cosa, nei prossimi mesi assisteremo alla [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aac-consulting.it/adeguato-assetto-organizzativo-e-larticolo-2086-del-codice-civile-cioe/">ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO E L&#8217;ARTICOLO 2086 DEL CODICE CIVILE, CIOÈ?</a> proviene da <a href="https://www.aac-consulting.it">AAC Consulting | Consulenza e formazione per accrescere il tuo business</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le novità introdotte nell&#8217;ultima manovra introducono <strong>strumenti per la rilevazione e il superamento della crisi</strong> al fine di <strong>recuperare la continuità aziendale</strong>.</p>
<p><strong><em>“… è dovere dell’imprenditore istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni d’impresa…”.</em></strong></p>
<p>Al di là della correttezza o meno del legiferare su questa cosa, nei prossimi mesi assisteremo alla solita parata di esperti che ci diranno cosa fare.</p>
<ul>
<li>I commercialisti con le <strong>dovute </strong>considerazioni sugli indici di crisi e l’importanza del controllo di gestione.</li>
<li>Gli avvocati con le <strong>dovute </strong>riflessioni sulle responsabilità, le deleghe e l’importanza dell’avere i modelli ex 231/01.</li>
<li>I consulenti della qualità che diranno quanto finalmente, abbastanza giustamente peraltro, anche in ambiti più “seri” si inizia a capire l’importanza dei sistemi di gestione basati sulla ISO 9001.</li>
<li>E infine i software “magici” che ci dicono cosa fare, belli pronti all&#8217;uso.</li>
</ul>
<p>Il bello è che <strong>hanno ragione tutti</strong>, o quasi, ma si preannuncia comunque un discreto scenario di confusione e a rimetterci saranno le imprese, in particolare le piccole e medie, che dovranno peraltro adottare anche degli adempimenti ulteriori su questi temi.</p>
<p>Calza a pennello la frase: <strong>“l’intervento è riuscito, ma il paziente è morto”</strong>.</p>
<p>Quanto, nel modo più pratico possibile, tenterò di scrivere in realtà riguarda in generale il tema dell’organizzazione a prescindere dalle novità introdotte dal codice civile.</p>
<p><strong>L’obiettivo?</strong> Cercare di mettere a disposizione l’esperienza da “muratore dell’organizzazione” che, grazie agli imprenditori, mi ha mostrato quanto alle volte <strong>umiltà, buon senso e logica</strong> siano utili per fare le cose.</p>
<p><strong>Tra il dire ed il fare, c’è di mezzo sempre il fare!</strong></p>
<p>Soprattutto nelle piccole imprese serve avere <strong>esperienza e capacità di sintesi</strong>, ma è anche fondamentale saper usare il <strong>linguaggio giusto</strong>. Una delle domande peggiori che può fare un imprenditore ad un consulente dopo una spiegazione è: <strong>“cioè?”</strong>.</p>
<p><strong>Assetto organizzativo</strong></p>
<p>L’assetto di un’organizzazione consiste nell&#8217;insieme delle <strong>responsabilità</strong>, delle <strong>regole</strong> e dei criteri di <strong>controllo</strong> che servono per “governare” l’azienda.</p>
<p>Governare l’azienda significa fare in modo che vada nella direzione giusta, nel <strong>rispetto degli obiettivi</strong> definiti <strong>ottimizzando</strong> il più possibile <strong>le risorse</strong> impegnate.</p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<p>Gli obiettivi dipendono dalle strategie e dalle risorse disponibili.</p>
<p>Da qui potremmo definire come <strong>“assetto organizzativo adeguato”</strong>:</p>
<p><strong><em>“l’insieme delle regole, responsabilità e controlli finalizzati al raggiungimento degli obiettivi”.</em></strong></p>
<p><strong>L’adeguatezza</strong>, come conseguenza logica <strong>sarà soddisfatta se l’assetto organizzativo è bilanciato con gli obiettivi e questi sono perseguibili</strong>.</p>
<p><strong>La parte amministrativa apre un bel tema</strong>, non basta avere regole anche su quel fronte, sarà necessario avere dati e indicatori che permettono di pianificare e verificare nel tempo la sostenibilità della gestione.</p>
<p><strong><em>È d’obbligo ora un bel “cioè”, o addirittura un “e quindi”?</em></strong></p>
<p><strong>Partiamo dal fondo</strong>, la legge prevede che siano definiti degli <strong>“indici di crisi”</strong> e dovrà essere anche nominata una apposita figura che dovrà vigilare sull’andamento di questi indici per segnalare andamenti negativi e fare in modo che siano prese decisioni correttive per prevenire le crisi.</p>
<p><strong>Aspettiamo gli indici?</strong></p>
<p>Per quanto io non creda nella imposizione per legge di comportamenti organizzativi, ne è una dimostrazione abbastanza lampante la qualità in alcuni settori, credo che la “filosofia” di fondo di questa norma ci possa stare.</p>
<p>Quante aziende abbiamo visto che, malgrado gli aiuti ricevuti (peraltro soldi nostri), dall&#8217;oggi al domani portano i libri in tribunale e lasciano a casa i lavoratori che andranno a prendere la cassa integrazione (altri soldi nostri)?</p>
<p>La logica per la quale nel gestire come ti pare la tua impresa, <strong>devi dimostrare che gli impegni presi</strong> <strong>sarai in grado di assolverli</strong>, per me non è tanto difficile da sottoscrivere.</p>
<p><strong>Il tema degli indici è importante, certo, ma appunto è il fondo della questione.</strong></p>
<p>Il Consiglio dell’Ordine dei Commercialisti emetterà linee guida e definirà sicuramente a breve il set degli indici da usare.</p>
<p><strong>In ogni caso, per poter verificare se un andamento è buono, rispettoso di un traguardo o comunque positivo, è necessario avere 3 cose:</strong></p>
<ul>
<li>Un traguardo</li>
<li>Una previsione</li>
<li>Un controllo periodico.</li>
</ul>
<p><strong>Il budget e il piano di cassa</strong></p>
<p>Quindi, seppure in forma rudimentale, sarà necessario che il tema del <strong>budget e </strong>del<strong> reporting</strong> diventino delle prassi anche per le piccole imprese.</p>
<p><strong><em>Apriti cielo, che significa? … forma gentile del “cioè”!</em></strong></p>
<p>Budget significa che almeno si definiscano, rispetto all&#8217;anno precedente, degli obiettivi di ricavi e di costi che permettono di stabilire <strong>come entrano ed escono i soldi</strong>.</p>
<p>Considerando che i dati del fatturato e dei costi per mese ci sono, quasi sempre:</p>
<ul>
<li><strong>Il primo passo è categorizzare qualche macro famiglia di ricavi</strong> (di solito già lo si fa) <strong>e di costi</strong>.</li>
<li><strong>Il secondo passo è costringersi a riflettere</strong> se l’anno che verrà sarà uguale o diverso dal precedente, questo esercizio permetterà di correggere i conti in funzione delle previsioni che possiamo ipotizzare.</li>
<li><strong>Il terzo passo</strong>, in funzione dei tempi medi di pagamenti e riscossioni, delle varie poste (da bilancio) di cassa mutui ecc., <strong>ci permette di avere un “piano di cassa”.</strong> <strong>In sostanza come entrano ed escono i soldi in azienda.</strong></li>
</ul>
<p><strong>Come va?</strong></p>
<p><strong>A questo punto</strong>, con poco, ogni mese <strong>si può verificare</strong> rispetto alla previsione <strong>come sta andando</strong>. <strong>È qui che entra in gioco un fatto più culturale che altro, la verifica degli scostamenti, la comprensione delle cause e le decisioni di correzione fondamentali per correggere il nostro piano.</strong></p>
<p>Gli indici, se oltre ai bilanci abbiamo questi dati, sono facili da calcolare.</p>
<p><strong>Sto semplificando?</strong></p>
<p>Certamente, ma se pensiamo di fare un impianto di Controllo di Gestione dove non c’è nulla, sarebbe come pensare di ottenere qualche cosa da mia figlia dicendole <strong>“lo fai perché lo dico io”.</strong></p>
<p><strong>Gli scostamenti sono come il lotto, aspettiamo l’estrazione?</strong></p>
<p>In effetti, se vogliamo evitare <strong>l’effetto “lotto”</strong> è il caso di porsi una domanda:</p>
<p><strong>Come facciamo a fare in modo che l’azienda si muova nella giusta direzione?</strong></p>
<ul>
<li>Intanto cercando di stabilire <strong>qual è la giusta direzione</strong>;</li>
<li>Poi dovremo definire <strong>“chi fa cosa”</strong>;</li>
<li>Alla fine <strong>“con quali mezzi”, </strong>che ci riporta agli investimenti e quindi ai costi ed alle previsioni.</li>
</ul>
<p><strong>Stabilire la giusta direzione, quindi, le “strategie”:</strong></p>
<p><strong>Chi siamo, cosa vendiamo, a chi, e perché dovrebbero acquistare da noi?</strong></p>
<p><strong>Scaricare a terra</strong> il pensiero imprenditoriale, far capire i fattori critici di successo che ci caratterizzano permette di comprendere i processi sui quali concentrarsi di più. L’identificazione delle strategie dovrebbe prevedere, sulla base dei propri fattori critici e della propria visione, un’analisi del contesto esterno e di quello interno.</p>
<p><strong>Analizzare il contesto esterno</strong> significa individuare le <strong>opportunità</strong> e le <strong>minacce</strong> che non dipendono da noi, quindi riguardano i nostri clienti, i competitor, i fornitori ed in generale l’ambiente che ci circonda ed influenza o può influenzare le nostre strategie.</p>
<p><strong>Analizzare il contesto interno</strong> significa evidenziare le nostre <strong>forze</strong> e <strong>debolezze</strong>, capire come queste possono influenzare in negativo e positivo gli obiettivi da raggiungere e fornirci spunti per definire i piani di intervento sull&#8217;organizzazione.</p>
<p>Rispetto ai metodi e strumenti disponibili per effettuare delle diagnosi organizzative si rimanda a:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.testindustria4-0.com/">testindustria4-0.com/</a> oppure <a href="http://www.umiq.it/">www.umiq.it</a> come primo approccio per una valutazione del livello di maturità digitale e organizzativo delle aziende più strutturate;</li>
<li>Allo “Starter Check” che aiuta le PMI a farsi un quadro iniziale dello stato di adeguatezza del proprio assetto organizzativo</li>
</ul>
<p><strong>Definire “chi fa cosa”: Responsabilità, compiti ed obiettivi, 3 parole</strong> che spesso tolgono il sonno agli imprenditori.</p>
<p>La complessità organizzativa, la velocità e le poche risorse disponibili spingono anche le piccole imprese a dotarsi di assetti organizzativi più adeguati.</p>
<p>Le strutture organizzative, i vincoli contrattuali per le tematiche del lavoro e la cultura sono rimasti quelli che potevamo permetterci quando i margini ed i tempi per fare le cose erano sicuramente maggiori.</p>
<p><strong>Definire un adeguato assetto organizzativo.</strong></p>
<p>Significa realizzare la “<strong>macchina</strong>” più adatta al viaggio che dobbiamo fare.</p>
<p>Il primo passo consiste nel definire il “<strong>viaggio</strong>”, ovvero il perché vogliamo fare quelle cose e perché dobbiamo farle in un certo modo.</p>
<p>Una volta chiariti gli obiettivi (<strong>chi siamo, cosa vendiamo, perché acquistare da noi</strong>), è necessario stabilire come facciamo a farlo, la struttura organizzativa, la “macchina”.</p>
<p>Il terzo passo è il controllo, il “<strong>cruscotto</strong>” necessario per vedere se la direzione che stiamo seguendo è giusta.</p>
<p><strong>La struttura organizzativa.</strong></p>
<p>Definire la struttura organizzativa significa:</p>
<ul>
<li>Comprendere le <strong>attività</strong> a svolgere, necessarie per realizzare i prodotti/servizi con i requisiti stabiliti e nel rispetto degli <strong>obiettivi </strong>aziendali;</li>
<li>Definire le <strong>responsabilità</strong> per eseguire queste attività.</li>
</ul>
<p>Detta come sopra sembra ovvio e facile da farsi, nella realtà le cose spesso si complicano. Perché?</p>
<p>I passi che normalmente si effettuano sono i seguenti:</p>
<ul>
<li>Definizione degli organigrammi;</li>
<li>Descrizione delle funzioni con i ruoli (i mansionari)</li>
<li>Realizzazioni di manuali, procedure e istruzioni per regolamentare le modalità di comunicazione, esecuzione e controllo.</li>
</ul>
<p>E può funzionare, ma solo se:</p>
<ul>
<li>Tutto quanto sopra è ben formalizzato e conosciuto;</li>
<li>C’è un sistema di controllo organizzativo (audit) o una persona dedicata alla gestione del “sistema”;</li>
<li>Si hanno le risorse per gestire “per compiti” l’azienda.</li>
</ul>
<p><strong>I limiti della gestione per compiti, organigrammi e funzioni.</strong></p>
<p>Il difetto, se così possiamo definirlo, è legato all&#8217;abitudine a ragionare per funzioni mentre <strong>l’azienda lavora per processi.</strong></p>
<p>Uno degli esempi più ricorrenti nelle aziende è quello del processo di approvvigionamenti: arrivano <strong>pere a posto delle mele </strong>in azienda, il magazziniere dirà che il d.d.t. era per delle pere e i prodotti arrivati sono effettivamente delle pere per cui non ha colpe; il responsabile acquisti dirà che ha fatto l’ordine per le mele quindi non è nemmeno sua la colpa.</p>
<p><strong>Quindi? Tutti hanno fatto i compiti previsti ma i risultati non sono raggiunti.</strong></p>
<p>Il tema è che nessuno cerca le colpe ma <strong>è necessario essere responsabili degli obiettivi da raggiungere</strong>.</p>
<p><strong>La gestione per processi.</strong></p>
<p>Uno degli approcci più diffusi al modo è la gestione per processi. La norma  ISO 9001 ad esempio, in particolare con l’ultimo aggiornamento del 2015, ne prevede un uso strutturato nelle aziende che vogliono ottenere le certificazioni.</p>
<p>Partiamo da una definizione:<strong> “L’azienda è l’insieme delle attività che vengono svolte, dalle persone per realizzare i prodotti/servizi”.</strong></p>
<p>Quindi nessuno si inventa nulla di diverso da quello che le aziende devono fare, <strong><em>il punto è capirci sul modo di rappresentare il modello organizzativo più adeguato per facilitarne la gestione.</em></strong></p>
<p>La differenza fra l’approccio per funzioni e quello per processi è che<b> i processi introducono la cultura della “sequenza logica delle attività in base all&#8217;obiettivo che hanno”.</b></p>
<p>La differenza è sostanziale perché introduce una <strong>chiara identificazione di obiettivi da raggiungere e non solo di compiti da svolgere.</strong></p>
<p><strong>Cosa sono e come si costruiscono i processi?</strong></p>
<p>I processi sono delle <strong>scatole organizzative </strong>nelle quali confiniamo le attività di più funzioni relative ad un determinato obiettivo.</p>
<p>La Direzione definisce quante scatole servono in azienda stabilendo per ciascuna:</p>
<ul>
<li>Gli obiettivi e gli indicatori;</li>
<li>I confini, quando inizia e finisce;</li>
<li>Le responsabilità, l’owner di un processo è colui che indipendentemente dalle gerarchie “tira le fila” rispetto all&#8217;obiettivo.</li>
</ul>
<p>Gli owners definiti dovranno:</p>
<ul>
<li>Elencare le attività svolte nel loro processo;</li>
<li>Definire le regole per il controllo delle attività;</li>
<li>Contrattare gli indicatori, i target e le risorse necessarie per raggiungerli;</li>
<li>Rendicontare (si innesca la cultura del reporting organizzativo)!.</li>
</ul>
<p><strong>Le attività</strong></p>
<p><strong>Il driver fondamentale, il cuore di tutto</strong> se vi ricordate la definizione di azienda, <strong>è l’attività, </strong>che è il <strong>mattone di base</strong> per costruire la propria organizzazione. I processi sono le stanze che abbiamo deciso di realizzare nella nostra casa.</p>
<p>L’obiettivo a cui tendere è quello di avere un elenco delle attività svolte che sia univoco per:</p>
<ul>
<li>Definire le mansioni delle persone (le job description);</li>
<li>Definire il dettaglio delle fasi dei processi;</li>
<li>Attribuire dei costi alle attività svolte in base al tempo e alle persone che le svolgono.</li>
</ul>
<p>I metodi per individuare le attività sono molteplici, è importante chiarire che l’obiettivo, ai fini organizzativi è quello di sapere <strong>“chi fa cosa”</strong>.</p>
<p>Non è un lavoro analitico ma qualitativo.</p>
<p><strong>Il più completo:</strong></p>
<ul>
<li>Rilievo libero, qualche giorno, del personale d’ufficio delle attività svolte;</li>
<li>Categorizzazione di quanto riscontrato per creare un catalogo univoco;</li>
<li>Rilievo categorizzato per almeno un mese rappresentativo (con integrazione delle categorie eventualmente non emerse).</li>
</ul>
<p><strong>Il più semplice:</strong></p>
<ul>
<li>Incontri con i responsabili per definire direttamente il catalogo delle attività.</li>
</ul>
<p>È evidente che nel primo caso avremo la possibilità di avere, oltre all&#8217;elenco, anche l’impegno in tempi e costi che ci permette di fare diverse considerazioni:</p>
<ul>
<li>Carichi di lavoro;</li>
<li>costi per attività;</li>
<li>sovrapposizioni;</li>
<li>frammentazione ecc.</li>
</ul>
<p>In ogni caso anche nel modo più semplice otteniamo il nostro elenco delle attività.</p>
<p><strong>Ma alla fine, quanti sono i processi e le attività?</strong></p>
<p>Il problema è che non ci sono software o libri che ci dicono quali sono e quanti sono i processi e le attività della nostra azienda.</p>
<p>In base agli studi effettuati e soprattutto all’esperienza nelle aziende, possiamo esemplificare quanto segue:</p>
<ul>
<li>L’attività è l’insieme delle operazioni che si svolgono per ottenere un risultato. Es. “caricamento ordini clienti”, non serve dire che per farlo bisogna: accendere il pc, aprire il programma x, usare la funzione z, ecc. Queste sono le operazioni necessarie per fare quell&#8217;attività, è il mestiere delle istruzioni operative (eventuale documentazione a supporto del processo, definita dall’owner se reputa che serve, per assicurarne il controllo).</li>
<li><strong>Il numero delle attività, con un range di attività da 100 a 200 possiamo dire di rappresentare il 90% delle aziende.</strong> Il numero varia in base a dimensione, complessità organizzativa ma soprattutto se l’azienda ha o meno un prodotto proprio che innesca processi quali la ricerca e sviluppo, il marketing, la progettazione, l’assistenza ecc..</li>
<li>Il numero dei processi, un processo mediamente ha una decina di attività.<strong> Sempre nella nostra esperienza con 10 &#8211; 20 processi possiamo coprire il 90% delle aziende.</strong></li>
</ul>
<p><strong>Definire le azioni da perseguire.</strong></p>
<p>Abbiamo tradotto in parole chiare le opportunità e le minacce che il contesto esterno ci costringe ad affrontare e abbiamo l’elenco dei nostri punti forti e deboli.</p>
<p>Ora serve che la Direzione, con la visione, i fattori critici e gli obiettivi strategici in testa, utilizzi queste informazioni per spiegarci cosa dovremo fare:</p>
<ul>
<li>per cogliere le opportunità o affrontare le minacce;</li>
<li>utilizzando le nostre forze e/o riducendo le debolezze.</li>
</ul>
<p><strong>In sostanza la strategia è la modalità con la quale comunichiamo e definiamo il nostro assetto organizzativo, per ottenere gli obiettivi che si siamo prefissati, tenendo conto delle nostre specificità e dei nostri fattori critici di successo.</strong></p>
<p><strong>Come controllare le proprie strategie? Il cruscotto Direzionale.</strong></p>
<p>Il tema dei dati e degli indicatori è sempre più importante, soprattutto oggi che abbiamo a disposizione software capaci di fornirci una infinità di dati.</p>
<p>Il problema però è che le persone nelle aziende, spesso, generano <strong>dati su tutto ed il contrario di tutto</strong> e si spende molto tempo a ragionare sui significati degli andamenti.</p>
<p>Nel fare mia una metafora dell’ing. Pier Alberto Guidotti:</p>
<p><strong><em>“quando un pilota passa davanti ai box, nella frazione di tempo a disposizione ha bisogno del tempo sul giro e di poche altre informazioni, non della telemetria”.</em></strong></p>
<p>I dati sono fondamentali per analizzare le cause, ma <strong>l’indicatore deve essere una sintesi</strong> e va definito in modo semplice <strong>e legato al rispetto di un obiettivo</strong>.</p>
<p>La sfida, anche qui, è delle <strong>Direzioni </strong>aziendali che dovranno sforzarsi di <strong>chiarire gli obiettivi strategici e i propri processi</strong>, pretendendo pochi indicatori chiave su ogni processo.</p>
<p><strong>Gli indicatori chiave devono essere:</strong></p>
<ul>
<li><strong>pochi</strong>, di solito su qualità tempi e costi;</li>
<li><strong>chiari</strong>, la miglior identificazione di un indicatore è la risposta a “cosa può andar male?” rispetto all&#8217;obiettivo di un processo;</li>
<li><strong>univoci</strong>, è importante che su un indicatore agisca ed abbia le leve un responsabile chiaramente identificato;</li>
</ul>
<p><strong>I cruscotti Direzionali:</strong></p>
<p>a differenza degli strumenti di Business Intelligence per l’analisi dei dati</p>
<ul>
<li><strong>devono essere</strong> <strong>intuitivi</strong>;</li>
<li><strong>devono “pretendere” la definizione dei target</strong> (quando va bene o male un dato rilevato);</li>
<li><strong>devono prendersi da soli i dati</strong>;</li>
<li><strong>devono “inseguire” i responsabili</strong> (reminder, scadenziari, mail con grafici e report automatici ecc.)</li>
<li><strong>devono “costringere” i responsabili a commentare</strong> dati negativi o andamenti in peggioramento (innescano la cultura del reporting, le analisi delle cause e le proposte di soluzioni).</li>
</ul>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Sono partito dal fondo ma se ci pensiamo un sistema di controllo organizzativo nel suo complesso dovrebbe tararsi in base a questi criteri.</p>
<p>Immaginate che bello sarebbe avere in azienda <strong>pochi indicatori chiari</strong>, che puntano a <strong>responsabilità univoche</strong>, legati a degli <strong>obiettivi</strong>, con dei <strong>traguardi </strong>ed un sistema periodico di <strong>confronto</strong> su come stiamo andando.</p>
<p>Se c’è un “sistema” organizzativo ben costruito, semplice ma logico, con pochi processi chiari, avremmo un <strong>approccio causa effetto</strong> che permetterebbe di disperdere molte meno energie di quanto non si faccia oggi nella maggior parte delle aziende.</p>
<p><strong>Fare le cose semplici è difficile</strong>, è un impegno importante per gli imprenditori, per le persone impiegate nelle aziende e tutti gli addetti ai lavori.</p>
<p><strong>Io penso che la cultura organizzativa, il buon senso e la logica siano gli ingredienti fondamentali per evitare le crisi, questi sono i migliori indici che dovremmo coltivare per primi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aac-consulting.it/team/mari-alberto/">Alberto Mari</a> &#8211; Creatore e proprietario del brand e del corso Executive Auditor® riconosciuto AICQ SICEV, Consulente di Direzione sui sistemi gestionali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aac-consulting.it/adeguato-assetto-organizzativo-e-larticolo-2086-del-codice-civile-cioe/">ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO E L&#8217;ARTICOLO 2086 DEL CODICE CIVILE, CIOÈ?</a> proviene da <a href="https://www.aac-consulting.it">AAC Consulting | Consulenza e formazione per accrescere il tuo business</a>.</p>
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