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	<title>Non categorizzato - AAC Consulting | Consulenza e formazione per accrescere il tuo business</title>
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	<title>Non categorizzato - AAC Consulting | Consulenza e formazione per accrescere il tuo business</title>
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		<title>LO SVILUPPO PSICOLOGICO DEI BAMBINI 0-6 ANNI: UNA SPIA DAL FUTURO! INNOVARE CON UN PROGETTO SOCIALE- PARTE #1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[AAC Consulting]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 15:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[servizi educativi]]></category>
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<p>Next Genereration ita – Il passo uno</p>
<p>In un’epoca come l’attuale di progresso continuo, sovente si associa al termine Innovazione un significato tecnologico, come la digitalizzazione, la robotizzazione o la comunicazione tra sistemi via Internet. Diventa fondamentale, invece, mettere a premessa che il primo soggetto attivatore dell’innovazione è la risorsa umana che, usando il proprio pensiero [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aac-consulting.it/lo-sviluppo-psicologico-dei-bambini-0-6-anni-una-spia-dal-futuro-innovare-con-un-progetto-sociale-parte-1/">LO SVILUPPO PSICOLOGICO DEI BAMBINI 0-6 ANNI: UNA SPIA DAL FUTURO! INNOVARE CON UN PROGETTO SOCIALE- PARTE #1</a> proviene da <a href="https://www.aac-consulting.it">AAC Consulting | Consulenza e formazione per accrescere il tuo business</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-88378"></span></p>
<h2>Next Genereration ita – Il passo uno</h2>
<p>In un’epoca come l’attuale di progresso continuo, sovente si associa al termine Innovazione un significato tecnologico, come la digitalizzazione, la robotizzazione o la comunicazione tra sistemi via Internet. Diventa fondamentale, invece, mettere a premessa che il primo soggetto attivatore dell’innovazione è la risorsa umana che, usando il proprio pensiero profondo e valoriale, può volontariamente indirizzare strategie e azioni verso la genesi personale e l’evoluzione del gruppo sociale tramite l’utilizzo opportuno della tecnologia.<br />
A causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, nel 2020 si è anche dissertato molto sul concetto di Resilienza come azione volontaria operativa per rimbalzare ed andare oltre un problema, cioè come reagire di fronte a traumi e difficoltà: nel momento dell’immobilismo diffuso a causa del lockdown è emerso decisamente evidente che “tra il dire e il fare…” l’elemento fondamentale del passaggio non è il mare, come cita il proverbio, ma il Fare!<br />
Da questa certezza ne è derivato l’assioma che non esiste resilienza senza innovazione, ed è esattamente l’applicazione di questa regola che ha consentito, nonostante la grave situazione, la realizzazione comunque di una commessa assegnata alla società A.A.C. Consulting da parte del Comune di Parma – Servizi Educativi 0-6 anni del territorio provinciale.<br />
Gli obiettivi dell’appalto erano in normale continuità con il lavoro svolto negli anni passati, con sessioni di formazione e aggiornamento dei coordinatori pedagogici, degli educatori dei nidi d’infanzia e degli asili, oltre ad incontri In presenza con le famiglie delle bambine e dei bambini di quella fascia di età.<br />
Da marzo 2020 una sconosciuta pandemia, invece, ha bloccato ogni operazione in presenza ed ha confinato quasi tutte le attività a comunicazioni digitali tramite piattaforme video, facendole diventare lo strumento principe per le interazioni nazionali ed internazionali; così è stata avviata una fase di analisi delle opportunità per lo sviluppo diverso delle attività della commessa, e dopo vari incontri, è nato un progetto destinato a diventare un format replicabile ovunque nel territorio italiano.<br />
Mi soffermerei sulle caratteristiche del momento dell’analisi, che è stato piuttosto sofferto, perché proprio al centro del periodo di massima incertezza sui tempi di riavvio delle attività generali e in assenza totale di esperienze simili alle quali collegarsi come “casi d’uso” per operare scelte. Era quindi una situazione di emergenza e i dati sui quali basarsi, per piegare alle necessità del momento la commessa concordata con un progetto coerente con le reali necessità della crescita dei bambini, erano pochi e frammentari.<br />
Ed è stato proprio in questo scenario che, dopo varie riunioni con la continua presenza di una psichiatra e psicoterapeuta e di uno psicologo per decidere con i responsabili del Servizi Educativi 0-6 anni cosa potesse realmente aiutare famiglie e operatori preposti a sviluppare in modo pedagogicamente adeguato questa nuova generazione di prossimi adulti, si è arrivati alla definizione degli obiettivi:</p>
<p>– Fornire informazioni sui comportamenti e sulle modalità di relazione più opportuni per la crescita dei bambini, tramite un percorso col titolo “Incontri per le famiglie e figure professionali del mondo della prima infanzia”, con sei incontri online in due rami, il primo con gli educatori e i coordinatori pedagogici, ed il secondo direttamente con le famiglie;<br />
– Creare un “CATALOGO PROGETTI FORMATIVI PER IL COMUNE DI PARMA – SERVIZI 0-6 ANNI” contenente 11 titoli ad alta pertinenza con gli obiettivi del Progetto e la relativa spiegazione dei contenuti realizzabili;<br />
– Registrare e montare sei video, da lasciare poi a disposizione del Comune di Parma, per avviare il dialogo formativo con l’esposizione dei contenuti di comportamento e comunicazione educativa migliori nel rapporto adulti-bambini, e una proiezione dei tipici risultati causa-effetto nel tempo degli scambi con i bambini della fascia 0-6 anni;<br />
– Archiviare i filmati video nell’area “Per la famiglia” del portale “Scuola di Futuro” del Comune di Parma (https://www.scuoladifuturo.it/), per consentire in entrambi i percorsi la visione e l’analisi tra il secondo e il terzo incontro. La collocazione pubblica in Internet è stata definita come opportuna per consentire la visione dei contenuti in qualsiasi momento successivo.<br />
I video sono stati realizzati con una durata di circa 35 minuti complessivi, con una tecnica lineare che ha previsto la contestualizzazione nel Catalogo, un titolo a tema, un intervento del medico psichiatra, seguito immediatamente dall’esposizione complementare del medico psicologo.<br />
I titoli dei video realizzati e la presentazione sono importanti per comprendere il livello di profondità degli argomenti.</p>
<p><strong>1. “C’era una volta…: Parlare del Coronavirus ai bambini”</strong><br />
Il corso si focalizza sulle inevitabili criticità che questo periodo porta con sé per gli individui e ancor di più per i sistemi familiari in particolare quando in essi vi sono bambini piccoli.<br />
In questi mesi ogni persona singolarmente e nella propria famiglia si trova ad affrontare una situazione piuttosto complessa in cui è molto facile cadere nell’enfasi emotiva che non aiuta i più piccoli a vivere questo delicato momento.<br />
I genitori, come tutti, sono spaventati e turbati, ma nello stesso tempo devono portare avanti il difficile compito di far stare il più tranquilli possibile i piccoli e di accompagnarli il più serenamente possibile a vivere questo periodo così epocale e di cui la generazione attuale non ha esperienza alcuna.<br />
Per questo motivo il titolo rievoca le modalità narrative delle fiabe e recupera la memoria dei nostri predecessori che hanno vissuto tali eventi, dai quali il genere umano si è comunque sempre ripreso ed evoluto.<br />
Nel corso si parla di intelligenza emotiva, di contesto globale e di resilienza nella prima parte, mentre nella seconda di quanto il ruolo genitoriale abbia un’importanza centrale sull’equilibrio psico-emotivo e quanto la presenza dei genitori sia un elemento rassicurante e un importantissimo fattore di protezione. Infine si offrono alcuni suggerimenti pratici ai genitori per restituire una narrazione idonea ai bambini per prevenire loro ansie e traumi.</p>
<p><strong>2. “Insieme per forza: Dinamiche del sistema familiare ai tempi del Coronavirus”</strong><br />
La famiglia ha una funzione di “sostegno, regolazione, educazione e socializzazione dei suoi membri” (Minuchin 1974).<br />
Tale funzione si realizza tramite dinamiche familiari, costituitesi nel tempo, grazie agli scambi fra gli elementi che la compongono, integrando differenti fattori individuali quali le peculiarità dell’ambiente, la cultura d’appartenenza, le caratteristiche di personalità e la storia di ciascuno dei componenti.<br />
Le dinamiche familiari possono essere definite come la “forza lavoro” all’interno della famiglia, in grado di produrre comportamenti più o meno funzionali negli individui che la costituiscono e di mantenere un equilibrio interno a fronte di cambiamenti contestuali.<br />
Il mutamento derivante dalle misure adottate per il contenimento del covid-19, ha in molti casi fortemente influenzato tali dinamiche, esasperandone in parte criticità e difficoltà magari preesistenti in forme meno palesi.<br />
Questo video si propone di favorire la riflessione su quali processi potrebbero interessare il nostro nucleo familiare, in questo particolare momento storico e come poter prevenire eventuali problematiche con l’adozione di semplici strategie.<br />
Perché non è sempre vero che insieme è meglio, soprattutto quando insieme è… per forza.</p>
<p><strong>3. “Il mestiere più affascinante e difficile del mondo: Il ruolo genitoriale e la fatica di educare”</strong><br />
Autori diversi definiscono l’essere genitore come il “mestiere più affascinante e difficile” che ci sia.<br />
Non si nasce “buoni genitori”, non vi sono patenti da conseguire per esserli, così come non vi sono “ricette” precostituite e sicure per assolvere questo faticoso compito.<br />
Si diventa genitore in base alle proprie esperienze, per tentativi ed errori, e confrontandosi con il proprio contesto sociale e culturale di riferimento.<br />
Si diventa genitori soprattutto per imitazione, cercando riferimenti nella relazione avuta con i propri padri e con le proprie madri.<br />
Tali modalità possono, però, rivelarsi inadeguate quando i contesti d’applicazione mutano rapidamente.<br />
Spesso, infatti, le metodologie educative sperimentate come figli appaiono oggi che si è passati dall’altra parte della barricata, vecchie, inadeguate, inefficienti.<br />
Essere genitori si impara facendosi domande, cercando voglia di crescere e migliorarsi senza ricercare ricette precostituite buone per tutte le stagioni, ma creandosi un proprio modo di essere genitori, liberandosi da alcuni preconcetti, ed elaborando le informazioni e gli spunti di riflessione che la relazione con i propri figli offre costantemente.<br />
Commettendo errori sicuramente nel proprio provarci, ma non sempre gli stessi, vivendo momenti di sconforto, ma non lasciando che questi ci facciano desistere, consci del fatto che sbagliare non è necessariamente solo sintomo di debolezza ma è anche opportunità di miglioramento</p>
<p><strong>4. “Il bozzolo del bruco e la farfalla: Il ruolo genitoriale tra autonomia e accudimento”</strong><br />
Molto spesso il confine fra il “prendersi cura” del proprio figlio e il sostituirsi ad esso, privandolo delle esperienze necessarie per una crescita armonica, è molto labile.<br />
Il desiderio irrealizzabile dei genitori di evitare rischi, sofferenze e frustrazioni ai figli comporta, infatti, l’assunzione di comportamenti spesso eccessivamente protettivi che impediscono a questi ultimi di completare correttamente il proprio processo di sviluppo, non acquisendo la sicurezza, la determinazione e la fiducia necessaria per affrontare le future sfide dell’esistenza.<br />
Il video tratta sinteticamente tematiche quali il ruolo dei genitori e le strategie efficaci per il supporto dei figli, durante le fasi di sviluppo che portano dall’attaccamento all’autonomia.</p>
<p><strong>5. “Gusci d’uovo, pulcini e omelette: La funzione delle regole nell’educazione dei figli”</strong><br />
Già da diversi anni è in corso un dibattito molto acceso soprattutto fra pedagogisti, psicologici ed educatori rispetto all’importanza delle regole nella crescita dei figli.<br />
Le visioni dominanti sull’argomento sono spesso state in totale contrapposizione.<br />
Anche storicamente è stato possibile, infatti, osservare un passaggio, a volte anche troppo radicale, da una posizione estremamente “rigida” in cui i genitori richiedevano estrema disciplina ai figli (semplificando, tale concezione considera il bimbo come “oggetto” cui in modo unidirezionale passare una condotta, già decisa, da seguire), ad una, forse troppa “morbida”, in cui il bimbo ha acquisito una posizione maggiormente protagonistica (il bambino diventa un “soggetto” con bisogni, idee, modalità espressive da ascoltare e stimolare) a volte anche in modo eccessivo, tanto che alcuni esperti hanno coniato la definizione di “Bambino Re” per descrivere quei figli che in alcuni nuclei familiari, con capricci, ricatti e atteggiamenti aggressivi, dominano sul “regno familiare”.<br />
Fra i due estremi, fortunatamente, esistono differenti declinazioni del rapporto fra la regola e la libertà individuale.<br />
Questo video si propone di analizzare il significato e l’apporto delle regole sull’educazione dei figli, anche alla luce delle più recenti ricerche scientifiche nel campo educativo e psicologico, con particolare attenzione agli effetti che le regole assumono sullo sviluppo del cervello.</p>
<p><strong>6. “L’età dimenticata: promozione del benessere fisico e psico-emotivo nel bambino nella fascia d’età 0-6 anni”</strong><br />
La prima infanzia è il periodo di tempo che forse più di tutti influenza l’esistenza degli individui, eppure paradossalmente è quella di cui si conservano meno ricordi.<br />
Questo particolare fenomeno, che Sigmund Freud chiamava “amnesia dell’infanzia” potrebbe avere diverse cause: da chi sostiene che ciò sia attribuibile allo sviluppo fisico del cervello ed in particolare del centro della memoria ossia l’ippocampo, fino a chi ritiene che in realtà siano processi di ricostruzione narrativa che modificano ciò che abbiamo realmente vissuto con ciò che negli anni ci viene raccontato dagli adulti.<br />
Molti eminenti psicologi sostengono invece che sarebbe improprio sostenere che i ricordi dei primi anni della nostra vita non esistano. Le reminiscenze di questa fase di vita, infatti sarebbero solo “nascoste”, archiviate in qualche parte del nostro cervello e capaci di influenzare il comportamento, pur senza averne memoria.<br />
Qualsiasi sia la spiegazione individuata, resta fuori discussione che ciò che siamo da “grandi” dipenda in buona parte da ciò che abbiamo vissuto da “piccoli”. Le più moderne teorie evoluzionistiche evidenziano per esempio, come uno dei fattori che ha permesso all’uomo di avere un ruolo primario su altre specie, dipenda proprio dal fatto che questi nasca ancora molto “immaturo” e plasmabile, richiedendo un tempo di sviluppo molto lungo che gli permetterà di sviluppare straordinarie abilità sociali ed emotive.<br />
Per tale ragione è estremamente importante, acquisire conoscenze e approfondire questo particolare periodo di vita, soprattutto per quanto riguarda i fattori di rischio e quelli di protezione in grado di promuovere un adeguato benessere psico-fisico. I primi anni di vita, infatti, pur se in gran parte dimenticati, determineranno significativamente il futuro che potremo vivere.</p>
<p>Nel catalogo video sono stati previsti anche altri 5 titoli, che rimangono disponibili per una seconda parte del progetto:<br />
7. “Le parole per dirlo: Processi di elaborazione del lutto nell’infanzia”<br />
8. “Il cerchio della fiducia: vicini solidali per vincere insieme”<br />
9. “La rana che finì cotta senza accorgersene: I segnali predittivi di disagio e i fattori di protezione della famiglia”<br />
10.“La cera e l’acqua bollente: Ruolo genitoriale fra autorità e autorevolezza”<br />
11. “L’abitudine a non darsi per vinto: Aiutare i propri figli a formare un’immagine di sé adeguata e a sviluppare la resilienza”</p>
<p>I sei incontri sono stati realizzati in modalità online in orari tardo pomeridiani ed hanno consentito la partecipazione di oltre 150 fra genitori, educatori e coordinatori pedagogici della provincia di Parma.<br />
Nell’ultima riunione, sia con gli educatori che con le famiglie, è stata fatta anche la verifica della soddisfazione dei partecipanti, che hanno espresso commenti positivi per la coerenza con gli obiettivi dichiarati, per la profondità degli scambi informativi, e per i contenuti esposti, che sono stati giudicati pedagogicamente particolarmente utili: i partecipanti hanno definito come illuminante sapere che l’età 0-6 anni è proprio quella nella quale nei bambini si costruiscono le dinamiche mentali che li accompagneranno poi in età adulta nelle relazioni sociali con comportamenti correlati e inconsapevoli. In conclusione, poi, ognuno dei partecipanti ha evidenziato che questa presa di coscienza ha stimolato sia nei genitori che negli educatori l’aumento del senso di responsabilità ed il piacere nello svolgimento del ruolo, pur nell’innegabile fatica che esso comporta.<br />
La spia dal futuro. Perché è molto cresciuta la consapevolezza? A questo risultato i partecipanti agli incontri sono arrivati dopo che i relatori hanno messo in collegamento vari elementi di comportamento degli adulti con la formazione relazionale dei bambini in famiglia, nei nidi e negli asili, evidenziando un rapporto puntuale di causa-effetto.<br />
Da adulti le varie capacità di comunicazione e relazione con altri, il rispetto, la determinazione, il desiderio di costruire, l’interesse a progettare, il senso di responsabilità, l’onestà, la correttezza, il rispetto dei valori e tanti altri elementi caratteriali sono stati indicati con esempi come strettamente legati alla formazione erogata al bambino: all’inizio della sua vita è come una spugna che assorbe le informazioni che gli vengono consegnate ed è il momento in cui carica le “istruzioni del suo personale software di base” che influenzeranno direttamente il suo io da adulto.<br />
Anche un mio intervento come esperto di organizzazioni d’impresa e formatore manageriale con migliaia di ore in aula ha contribuito a suffragare gli elementi psicologici esposti, portando esempi di manager resilienti, che da bambini erano stati stimolati e guidati a trovare soluzioni in autonomia, e di imprenditori ad alta capacità di raggiungimento obiettivi, che da bambini erano stati indirizzati ad usare la curiosità come chiave per uscire dai problemi.<br />
In un momento conclusivo alcuni dei partecipanti agli incontri online hanno anche espresso un’opinione sulla necessità di far diventare sistemico questo tipo di formazione ed i relatori hanno, in effetti, concordato: se è vero che per realizzare un palazzo vi sono procedure pragmatiche consolidate affinché la costruzione sia sempre realizzata in modo solido e duraturo, allora perché non applicare sistematicamente protocolli che possano preparare nel modo più solido e migliore possibile le prossime generazioni usando quanto studiato in millenni di evoluzione?<br />
Resilienza ed Innovazione.<br />
Cos’è accaduto in pochi mesi? Eravamo partiti da una situazione di caos generato dalla pandemia, da una impossibilità di realizzare le attività previste nella modalità abituale, dall’obbligo di vedersi solo online per discutere quali sviluppi alternativi potevano essere decisi, e alla fine siamo arrivati a realizzare un intero Progetto utilizzando la tecnologia che avevamo disponibile.<br />
Il risultato è un caso reale di resilienza con un Progetto Innovativo per l’infanzia, replicabile nel tempo e nel territorio, che a buon merito può essere considerato il Passo Uno di quattro per la creazione di una “Next Generation ITA” più adeguata alle sfide che la aspettano nel futuro!</p>
<p>Un sincero ringraziamento alle persone coinvolte nel progetto: per il Comune di Parma il Direttore del Settore Servizi Educativi Roberto Barani e la Responsabile dello staff del Servizio Nidi d’infanzia Lisa Bertolini, ed i medici Maria Mazzali, psichiatra e psicoterapeuta, e Roberto Sartori, psicologo, che hanno contribuito alla realizzazione delle varie parti digitali e partecipato agli incontri in piattaforma video.</p>
<p>Copyright ARMANDO CAROLI: <em>Senior Management Consultant, Fondatore A.A.C. Consulting Società Beneft e Direttore AAC School Of Management, Formatore Manageriale e Progettista Piani Formativi per Formatori, Innovation Manager ed Ambassador Ente Nazionale Trasformazione Digitale.</em></p>
<p>Fonte immagine: Unsplash/note thanun</p>
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		<title>VERSO UN’ETICA DELLA RESPONSABILITÀ</title>
		<link>https://www.aac-consulting.it/verso-unetica-della-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[AAC Consulting]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 15:18:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[#eticadellaresponsabilità]]></category>
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<p>Colpisce sempre costatare che in natura i diritti non esistono, nemmeno il diritto alla vita (meno che mai il diritto alla vita). Nessun germoglio può rivendicare il diritto allo spazio vitale presso piante più esuberanti che lo soffocano, nessuna lepre può rivendicare il diritto alla vita presso le volpi, gli imponenti orsi delle caverne non [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-88362"></span></p>
<p>Colpisce sempre costatare che in natura i diritti non esistono, nemmeno il diritto alla vita (meno che mai il diritto alla vita). Nessun germoglio può rivendicare il diritto allo spazio vitale presso piante più esuberanti che lo soffocano, nessuna lepre può rivendicare il diritto alla vita presso le volpi, gli imponenti orsi delle caverne non poterono rivendicare il diritto a non essere sterminati da orde di piccoli ominidi. I diritti dell’uomo sono un’invenzione dell’uomo, perché la Natura è animata da uno strapotere di cui tutti i suoi figli -dai microscopici virus ai mastodontici mammut- sono contemporaneamente attori e vittime.</p>
<p>Questo gioco di forze non è esente da costrizioni esterne ed interne. La legge del più forte e la dominanza del branco, la potenza degli istinti e la forza dell’abitudine sono esempi che mostrano quanto l’individuo sia ingabbiato in un reticolo di obbligazioni fin dai tempi pre-umani. Ma il bilanciamento dei doveri con diritti corrispettivi è una prerogativa dell’uomo. Taluni contraddistinguono i doveri che scaturiscono da abitudini, consuetudini, costumi (mores) con il termine “morale” e riservano il termine “etica” ad altre obbligazioni, che fissano i principi generali di comportamento (ethos).</p>
<p>L’etica è un prodotto culturale come tutto ciò che gravita nel suo campo semantico: giustizia, morale, legge, diritto, coscienza, responsabilità… Investigando le motivazioni che portarono alla costruzione di queste categorie, S. Freud ipotizzò che esse attingano non alla bontà dell’uomo e alla sua nobiltà d’animo, ma alla sua intrinseca cattiveria, all’eccezionale tasso di aggressività intraspecifica che rende l’homo homini lupus.</p>
<p>Non per spirito di giustizia, cioè, ma per proteggersi dallo “strapotere della natura” e per tutelarsi dalla propria stessa pericolosità, l’uomo s’è dato dei codici di comportamento. In un’epoca in cui un frastornante refrain invoca e talora inventa diritti di ogni tipo, non è superfluo rammentare che i codici comportamentali nascono per imporre doveri.</p>
<p>Ricostruire le tappe di questo percorso non è facile. Tracce etologiche, mitologiche e antropologiche lasciano supporre che originariamente i codici siano stati dettati dal più forte, il capobranco, il capotribù o semplicemente il Capo, colui che per vigore fisico o per carisma personale era in grado di imporre i suoi dettami con autorità.</p>
<p>Benché l’imposizione autoritaria di norme comportamentali non possa certo dirsi superata (si pensi all’educazione dei bambini o alla repressione dei regimi totalitari), l’autorevolezza intrinseca dei principi assunse rilievo via via crescente. Le “verità rivelate” da entità metafisiche ne costituiscono esempi universali; sono i dieci comandamenti dell’ebraismo, la shari’a dell’islamismo, il dharma del brahmanesimo. A rivelare al consorzio umano verità che scendono dall’alto sono figure dalle caratteristiche eccezionali come Cristo, il Figlio di Dio o Buddha, l’Illuminato per antonomasia. L’origine metafisica dei principi normativi e l’eccezionale levatura dei loro estensori costituisce l’autorità dei codici rivelati.</p>
<p>Altre figure, però, fondano l’autorevolezza dei principi non sull’origine metafisica, ma sulla validità dei costrutti. Platone ritiene che il Bello sia lo splendore del Vero e individua nel binomio kalos- kagatos i principi che dovrebbero orientare l’uomo verso la Verità; Aristotele eleva a principi assoluti la triade Bello-Buono-Utile e li pone a fondamento della sua etica. Heidegger sposta addirittura il valore dei principi dal piano oggettivo a quello soggettivo: non sono delle verità oggettivamente superiori che debbono orientare le condotte dell’uomo, ma quelle capaci di conferire alla vita pienezza di senso (sinnvoll).</p>
<p>Come si vede, molti hanno carezzato il disegno di fissare principi di comportamento assoluti, finendo per allungare la lista dei criteri relativi. L’idea di Giustizia è universale e archetipica (C. G. Jung), ma le sue declinazioni sono innumerevoli e tutte relative. La stessa Etica nicomachea di Aristotele sfuma nell’indefinito, quando riconosce che, in quest’ambito, occorre accontentarsi di verità appurate in maniera approssimativa e rudimentale, rinunciando alle superiori “verità apodittiche”, rette sull’inconfutabilità della logica. Aristotele è costretto ad accontentarsi di verità fondate sulle opinioni, anche se richiede che tali opinioni siano “condivise dai più o almeno dai migliori”. Giunge, così, ad un’affermazione capitale: il valore dell’etica non sta nei principi, ma nell’uomo e, per lui, cifra distintiva dell’uomo è il logos. La misura dell’uomo è la sua capacità di vivere secondo ragione.</p>
<p>L’assunto rimane imperante per secoli e diventa addirittura basilare, quando l’epoca dei lumi si dà l’obiettivo di procedere a formulazioni indipendenti da verità metafisiche e dogmi teologici e vuole concepire un’etica rigorosamente razionale, integralmente umana, etsi deus non daretur: come se dio non fosse dato. Almeno nel modo di procedere si va verso il superamento dei principi aprioristici e s’inaugura un’etica retta sulla conoscenza e orientata cum-scientia: un’etica della coscienza. Le funzioni conoscitive vengono investite di compiti valutativi, orientativi e decisionali, la coscienza gnoseologica si fonde con la coscienza morale e diventa l’organo psichico della funzione etica. É così che Kant può spostare il baricentro dal contenuto formulato all’organo che lo formula, elevando a criterio etico qualunque “massima, che possa valere sempre come principio di una norma universale”. Là dove la ragione è considerata la funzione più illuminata dell’uomo, si affida alla ragione il compito di illuminare le scelte umane.</p>
<p>A un’indagine serrata, però, la ragione non sembra all’altezza delle idealizzazioni coltivate dall’illuminismo. Per esempio, si trova metaforicamente in conflitto d’interessi, quando deve contemperare l’espansionismo scientifico o economico con altre esigenze, che pure sono squisitamente umane. In un toccante discorso, Robert Kennedy riconobbe tutte le ragioni che spingono al costante incremento del PIL, ma fece notare che “il PIL mette nel conto programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini, ma non tiene conto della loro educazione o della loro gioia”. Logos e ragione non sono arbitri obiettivi, super partes, ma fattori parziali di un campo globale, non esenti da influenzamenti e parzialismi.</p>
<p>Profondamente segnato dalla lunga e cruenta “guerra mondiale unica”, il Novecento ha iniziato a perlustrare i limiti di una coscienza fondata sulla ragione. In ambito filosofico T. Adorno ha sostenuto che il baricentro dell’etica non può essere la sola valutazione razionale e ha affermato l’esigenza che questa venga supportata da funzioni e valutazioni extra-razionali, tra cui la partecipazione alla sofferenza umana. É necessario, sostiene Adorno, che il dolore diventi eloquente, facendosi condizione di ogni verità a cui ispirare scelte e comportamenti. In ambito psicoanalitico M.-L. von Franz è stata rigorosa nel denunciare la collettiva rimozione della funzione sentimento in epoca moderna, sostenendo -nel contempo- che il problema etico è una questione di sentimento, su cui l’intelletto nulla ha da dire. É paradossale, nelle sue conclusioni, che un problema di tale entità sia gestito da una funzione collettivamente svalutata e malamente coltivata. In ambito teologico autori come E. Gius o J. B. Metz hanno riproposto l’esigenza di riconoscere la realtà del dolore e di fondare sull’esperienza universalmente nota del dolore i criteri orientativi dell’ etica. Anche in questo caso la funzione-sentimento è chiamata ad affiancare la funzione-pensiero nell’esercizio della coscienza etica; nell’universalità del dolore si rintraccia il fondamento possibile di un’etica universale e nell’autorità debole di coloro che soffrono (e non nell’autorità forte di qualsiasi potere) si individua la massima autorità etica.</p>
<p>Nel dibattito sull’essenza dei principi etici (imposti da persone forti o sagge, rivelati dall’aldilà o da entità superiori, individuati dalla mente razionale o dalla logica del sentimento) s’inserisce un’antica e irrisolta questione. Già nel I sec. d. C. l’apostolo Paolo in una lettera ai Romani confessava con umana sincerità: “Non il bene che voglio io faccio, ma il male che detesto è ciò che io faccio”. Queste parole scolpiscono la distanza tra i principi che si abbracciano e i comportamenti che si praticano. E il baricentro si sposta nuovamente; questa volta si sposta dalla conoscenza all’azione, dalla con-scientia alla responsabilità: l’essenza dell’etica non sta nell’individuazione di principi nobili e illuminati, nemmeno se, per ipotesi, questi avessero valore universale; sta nell’attuazione di quei principi.</p>
<p>Una millenaria etica della colpa colpisce la violazione deliberata e volontaria dei codici sociali, delle prescrizioni morali, dei dettati etici; la condanna del dolo e, più genericamente, della trasgressione volontaria è consolidata da millenni. La riflessione del Novecento apre altri scenari.<br />
Erich Neumann, ebreo tedesco costretto all’emigrazione durante il regime nazista, in uno scritto dell’immediato dopoguerra non ripercorre la scontata condanna del nazismo, ma chiede a se stesso e ai suoi connazionali: “Dove eravamo noi, quando si preparava la catastrofe?”. Il suo interrogativo non ribalta artatamente sulla vittima la colpa dall’agente, ma rovescia i criteri della responsabilità. La responsabilità della malafede e dell’insubordinazione non è mai stata in discussione, ma qui Neumann chiama in causa anche l’atto involontario, la conseguenza inintenzionale, l’ingenuità e la debolezza umana. Nel suo linguaggio, noi siamo responsabili anche dell’“Ombra” ovvero del nostro lato oscuro, inferiore, incivile; dell’Altro da noi, che a tratti noi interpretiamo, anche se in esso non ci riconosciamo. La “nuova etica” di Neumann sostiene che noi siamo responsabili anche delle condotte in cui non ci riconosciamo.</p>
<p>Il concetto di alterità acquista particolare estensione nell’etica contemporanea e, se Neumann s’appunta sull’alterità interna a ciascuno, altri spostano la riflessione sull’esterno.</p>
<p>H. Jonas definisce l’Altro come “colui che non è come me” e conferisce al termine responsabilità la connotazione saliente di tutela. La sua chiamata alla “responsabilità dell’Altro” è una chiamata alla tutela dei diversi da me. Senza lasciare spazio ad accezioni restrittive o di comodo, E. Levinàs include nel concetto di alterità anche l’Altro che ancora non c’è (e in tal modo rende responsabile l’uomo attuale degli individui futuri) e l’Altro che non ha individualità (animali, microrganismi, tutto l’inorganico, il clima, l’ambiente, le macchine). L’etica della responsabilità parla con voce attuale di emergenze attuali, dove la parola emergenza conserva il duplice significato di urgenza e di emersione.</p>
<p>É significativo che, sotto la pressione della pandemia da Covid-19, siano risuonati con inusitata insistenza i richiami alle regole, al rispetto delle direttive ed espressamente alla responsabilità. Tra aprile e maggio 2020 il monitoraggio del portale Treccani ha rilevato che, tra le parole più frequentemente indagate, compariva proprio la parola responsabilità. É poco più che un aneddoto, ma forse è l’indizio che la responsabilità è un’emergenza collettiva.</p>
<p>L’etica della responsabilità è un elemento di spicco nello specifico umano. Le sue funzioni e i suoi dilemmi richiedono approfondimenti mirati e aggiornamenti costanti, poiché ogni giorno essa dilata i propri orizzonti applicativi. Ma un assunto rimane inamovibile: l’urgenza che individui sempre più numerosi migrino dalla diffusa elusione delle responsabilità verso un’assunzione sistematica di esse. Goethe diceva che “in fondo alla sua anima ognuno sa cosa vuole la sua coscienza”; ciò non è ancora etica, se alla superficie del comportamento manifesto quell’individuo non si muove in maniera congruente con ciò che avverte nel proprio profondo.</p>
<p>Fonte immagine: 3d,Illustration,Of,Wise,Man,With,Binoculars,On,The,Top  Shutterstock/fran_kie </p>
<p>CLAUDIO WIDMANN Psicoanalista junghiano, scrittore, docente presso varie Scuole di Specializzazione in Psicoterapia</p>
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